Occhiali da riposo: servono davvero ai bambini?

19 Giu 2025 | Consigli Pratici

Molti genitori, spesso su consiglio dei nonni o di altre figure familiari si trovano a chiedere se gli occhiali da riposo possano essere davvero utili ai bambini, poiché immaginano che occhiali con lenti leggere possano aiutare a far riposare gli occhi e a prevenire difetti visivi e affaticamento oculare.

Il termine “occhiali da riposo” sembra semplice, ma la questione non è affatto scontata. In questo articolo cercherò di spiegare cosa sono, se sono realmente necessari e quando, invece, gli occhiali sono davvero indicati.”

COSA SI INTENDE PER OCCHIALI DA RIPOSO

“Occhiale da riposo” non è una dicitura medica e non viene utilizzata da professionisti della salute visiva; questo è un termine colloquiale nato dall’idea di far riposare gli occhi con l’utilizzo di una correzione ottica.

In pratica si tratta di occhiali con una gradazione leggera.

Generalmente, i cosiddetti occhiali da riposo, correggono lievi difetti nella visione per vicino, come piccole ipermetropie o iniziale presbiopia.

Il problema dunque non è la nitidezza o la messa a fuoco, quanto più un affaticamento visivo che compare durante l’attività per vicino prolungata (lettura, computer, studio).

Occhiali da riposo dunque è solo un modo dire, non esiste una categoria ufficiale di occhiali che viene così definita. Non esistono occhiali miracolosi in grado di far “riposare” gli occhi.

Diciamo che si ricorre a questa espressione per indicare occhiali che correggono un difetto di vista così lieve da non essere in nessun modo invalidante anche se non viene corretto. In altre parole vengono chiamati da riposo quegli occhiali che sarebbero opzionali, utili forse per un comfort soggettivo ma non strettamente necessari.

OCCHIALI DA RIPOSO NEI BAMBINI: UN MITO SENZA BASI SCIENTIFICHE

E senza altre parole, sfatiamo un comune mito: I maggiori esperti di oftalmologia pediatrica ritengono che non ha assolutamente nessun senso parlare di occhiali da riposo per i bambini.

OCCHIALI DA RIPOSO: servono davvero ai bambini?

Nessuna lente leggera prescritta ai bambini permette di far riposare la vista.

Cercherò di essere molto semplice nel prossimo paragrafo perché voglio che questo concetto sia ben chiaro.

Tutti, o meglio quasi tutti, i bambini sono ipermetropi, ossia hanno l’occhio piccolino, CORTO; per questo motivo i raggi luminosi cadono a fuoco oltre la retina, comportando uno sfuocamento delle immagini per vicino.

Tuttavia l’occhio del bambino è molto elastico è ha un’elevata capacità di messa a fuoco chiamata ACCOMODAZIONE. Questo meccanismo viene messo in atto dai bambini, senza accorgersene, ogni volta che devono fissare qualcosa a distanza ravvicinata, per esempio quando devono colorare.

Dunque i bambini riescono a mettere a fuoco le immagini vicine in maniera naturale, senza necessità di mettere gli occhiali.

Se un bambino ha un’ipermetropia minima (inferiore a una diottria) e non lamenta disturbi, come mal di testa o visione sdoppiata o sfuocata) non trae alcun beneficio dall’utilizzo di occhiali leggeri, i cosiddetti “riposa vista”

Diversi studi scientifici confermano che, in assenza di difetto ipermetropico significativo, l’utilizzo di occhiali deboli, non ha alcun effetto preventivo o riposante nel sistema visivo del bambino, né tantomeno previene l’insorgenza della miopia.

Ultimo aspetto da considerare, non per importanza, è che un occhiale inappropriato può creare più danno che guadagno: un occhiale sbagliato, per esempio acquistato al supermercato senza il consulto di uno specialista, può creare squilibri della visione binoculare e affaticamento visivo.

Per concludere, tutti gli enti specialistici, dalla SOI (Società Oftalmologica Italiana) all’AAPOS (American Association for Pediatric Ophthalmology and Strabismus) e AAO (American Academy of Ophthalmology), sconsigliano l’uso di occhiali nei bambini senza una reale indicazione. Gli occhiali da riposo per bambini sono, quindi, un mito privo di fondamento scientifico.

OCCHIALI DA RIPOSO: servono davvero ai bambini?

QUANDO GLI OCCHIALI SERVONO DAVVERO E PERCHE’

Dopo la dovuta premessa però, è bene sottolineare che in alcuni casi invece, l’utilizzo degli occhiali nei bambini è fondamentale e talvolta prioritaria.

Se un bambino presenta un difetto visivo talvolta è necessario prescrivere un occhiale:

MIOPIA:

Fino a pochi anni fa c’era la tendenza, oggi fortunatamente abbandonata, ad ipocorreggere il difetto miopico, ossia prescrivere occhiali più deboli di quanto necessario, con lo scopo di rallentarne la progressione. Tuttavia numerose pubblicazioni scientifiche oggi dimostrano che una ipocorrezione, non solo non è efficace, ma in alcuni casi accelera la progressione miopica. Poiché la miopia provoca difficoltà nella messa a fuoco a distanza, può risultare invalidante anche per difetti lievi. È quindi fondamentale che un bambino miope utilizzi la correzione ottica adeguata.

ASTIGMATISMO:

Generalmente nei bambini un difetto astigmatico inferiore a una diottria è poco invalidante e non necessita di correzione, tuttavia le linee guida della Società Oftalmologica Italiana suggeriscono di correggere anche astigmatismi lievi qualora la capacità visiva (visus) ne sia influenzata. Astigmatismi più elevati invece vanno assolutamente corretti in quanto possono comportare anomalie posturali (ad esempio l’assunzione di una posizione del capo non adeguata per migliorare la messa a fuoco) e mal di testa ed infine possono influire sul rendimento scolastico.

IPERMETROPIA:

La gestione dell’ipermetropia invece dipende dall’entità del difetto, dall’età del bambino, dalla presenza di strabismo, dal rischio di ambliopia e dalla sintomatologia riferita.

Le linee guida internazionali (AAPOS) indicano che in età prescolare una ipermetropia superiore alle 3 diottrie può rappresentare un fattore di rischio dell’ambliopia.

Inoltre se un bambino lamenta stanchezza agli occhi, cefalea, bruciore e difficoltà di concentrazione dopo attività prolungate per vicino come fare i compiti, leggere o guardare il tablet, anche in presenza di un difetto non elevato, un occhiale adeguato può aiutare ad alleviare questi sintomi, poiché riduce lo sforzo accomodativo. Diversamente in assenza di difetti visivi significativi i sintomi dell’affaticamento visivo possono essere attenuati con piccoli accorgimenti ambientali e comportamentali.

E’ bene precisare che talvolta ci possono essere pareri discordanti sull’utilità o meno degli occhiali tra diversi specialisti: ogni oculista o ortottista decide di prescrivere o meno ed eventualmente quanto prescrivere in base alla propria esperienza. I dubbi dei genitori sono sempre leciti, dunque non abbiate timore a fare domande, piuttosto che non seguire il parere specialistico perché poco esaustivo.

In ogni caso in presenza di un reale difetto visivo i bambini possono e DEVONO portare gli occhiali senza timori, si tratta di uno strumento di cura essenziale come l’apparecchio ortodontico per i denti.

L’IMPORTANZA DELLA VALUTAZIONE ORTOTTICA

Per decidere se un bambino deve portare gli occhiali è fondamentale una valutazione ortottica ed oculistica completa.

Attraverso una visita specialistica è possibile infatti capire se stanchezza visiva, bruciore degli occhi, difficoltà scolastiche, mal di testa ricorrenti sono dovuti ad un difetto refrattivo o ad altre problematiche per esempio disturbi della visione binoculare (piuttosto frequenti) o semplicemente da abitudini scorrette.

L’ortottista è la figura sanitaria specializzata proprio nella valutazione e nel trattamento dei disturbi della visione binoculare come strabismo latente, deficit di convergenza, capacità accomodativa ridotta o tendenza all’iperaccomodazione: per esempio capita spesso che bambini e ragazzi con l’aumentare del carico di studio scolastico lamentino “di incrociare gli occhi” o mal di testa o appannamento della visione, nella maggior parte dei casi si tratta di un deficit di convergenza che può essere riabilitato con degli esercizi mirati senza la necessità di utilizzare occhiali.

Oltre alla collaborazione tra i due occhi, i movimenti oculari e il senso di tridimensionalità verrà valutata la refrazione in maniera accurata.

Non esiste una soluzione generica: solo avendo un quadro completo della situazione è possibile consapevolmente decidere se prescrivere un occhiale a un bambino oppure no. Questo approccio assicura una prescrizione su misura a quei bambini che ne gioverebbero ed evita di dare occhiali a chi non ne trarrebbe beneficio.

E’ fondamentale sottolineare che i bambini crescono in fretta e la loro vista cambia rapidamente: un occhiale adatto l’anno prima, l’anno successivo potrebbe non esserlo più.

Per cui i controlli periodici dovrebbero essere eseguiti annualmente o comunque secondo le indicazioni del curante.

Una valutazione visiva è fondamentale anche quando i bambini non lamentano alcun fastidio, anche se in famiglia nessuno porta gli occhiali o ha strabismo manifesto, anche in assenza di familiarità per ametropia. Idealmente anche in condizioni favorevoli un controllo andrebbe eseguito ai 3 anni d’età al fine di svelare possibili problemi latenti che se non trattati in tempo potrebbero diventare permanenti.

CONCLUSIONI: MITI SFATATI E CONSIGLI AI GENITORI

Per concludere, posso confermare che il concetto di “occhiali da riposo” è un falso mito: non esistono occhiali in grado di far riposare magicamente gli occhi dei bambini: se un bambino ci vede bene, prescrivere occhiali deboli “tanto per stare tranquilli” non porterà alcun beneficio.

Diversamente in caso di un difetto refrattivo importante gli occhiali giusti sono indispensabili e vanno messi con fiducia perchè miglioreranno la qualità della vita del bambino.

Vorrei rassicurare i genitori che nessun professionista serio prescriverà mai ad un bambino un occhiale senza che ve ne sia bisogno.

Dietro ogni decisione c’è una valutazione accurata su necessità e beneficio reale.

Semplicemente per garantire una vista sana il Ministero della Salute raccomanda di effettuare i controlli nei tempi raccomandati (almeno ai 3 anni), sarà poi lo specialista a valutare se vi sono necessità di correzione visiva e a fornire indicazioni personalizzate, assicurandosi che eventuali problematiche vengano trattate tempestivamente per evitare complicazioni future.